critica

Luca Tridente 

 

Critica di Alberto Gross


Non c'è molteplicità se non nell'Uno, non c'è Uno che non sia sfaccettato e molteplice: la dinamica dell'uomo e di tutto quanto informa la vita dell'universo – oppure, in maniera più appropriata , multiverso cosmico – potrebbe aggrapparsi alle fondamenta di tale principio basilare, tanto più vero quanto, spesso, inconciliabile con una nostra indotta volontà di semplificazione. La prassi artistica di Luca Tridente pare non solo accettare l'idea del doppio e delle sue infinite, ipotetiche proiezioni, ma di questa servirsi per costruire un mondo visivo sostanziale all'essenza della vita stessa. Movimento e materia divengono il nucleo correlato, veicoli simbolici di corpo e anima, all'interno di un immaginario liquido, cangiante, sempre sul punto di essere qualcosa d'altro, sfuggente e non mai afferrabile. In questo le forme sono, letteralmente, biomorfe, poiché rincorrono l'incedere della vita complicato dal respiro dispiegato dello spirito. Appena le figure si fanno più riconoscibili acquistano il piglio poderoso e leggero del Don Chisciotte di Picasso: l'immagine del toro resa a silhouette – o, forse, proiezione di sé medesima dalle pareti a specchio di chissà quale ideale labirinto – spicca la propria natura istintiva nel nero terroso della materia attraverso le increspature lattiginose della sostanza universale. Ancora antinomie, principi di contrapposizione ma, pure, di reciproca necessità tra more hominum e more ferarum, ad accorciare le distanze, infine, tra mente e cuore.

Alberto Gross