critica

Il dimorfismo animico di Luca Tridente

 

Critica di Giorgio Grasso

Il dimorfismo è un fenomeno caratteristico di alcuni minerali che possono presentarsi in forme diverse, pur avendo la stessa composizione chimica.
Luca Tridente si fa creatore, plasmando la materia inerte, in modo da trasformarla nella raffigurazione vivente della sua essenza.
Egli descrivendo se stesso parla di dualismo della sua anima, ma realmente ci parla dell’eterno sdoppiarsi antropologico di Platone: il corpo e lo spirito.
Nelle sue ultime rappresentazioni impiega principalmente due colori, alcune di più immediata lettura, realizzate in bianco e in nero, l’eterna lotta del bene e del male, lo Yin e lo Yang, eseguite con gesso candido su cui campeggia un primordiale abbozzo di figura nera, quasi un graffito sul muro grezzo di una caverna.
 Il denominatore comune fra queste opere e quelle della serie da lui nominata “Fratture” è proprio la figura nera.
Quest’ultima, infatti, è il cardine metafisico della pittura dell’artista, poiché nella suddetta serie rappresenta il non manifesto, l’essenza criptica di ogni cosa, da contrapporsi all’altra massa di materia, adesso colorata, che  delinea i contorni del nulla per dar la forma al tutto.
E nasce così la serie dei percorsi: collerico, sanguigno, flemmatico, malinconico, che trasformano in immagine quello stato d’animo che l’artista percepisce dal mondo esterno, creando quella connessione fra lo spirito e la materia, che sottolinea il percorso di crescita di Luca Tridente, forse ancora inconsapevole, abbattere il dualismo per tornare all’uno aristotelico, poiché realmente non c’è separazione fra il corpo e l’anima, sono solo due diversi aspetti dell’Io.
Non ci resta che seguire il percorso artistico di questo promettente pittore seguendo le impronte che lascerà nella storia dell’arte.

 

Giorgio Grasso

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